SACRA FAMIGLIA (MT 2,13-15.19-23)

Pubblicato giorno 28 dicembre 2025 - In home page

 prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto
La pagina evangelica illustra, a livello narrativo, quanto finora esposto in chiave concettuale, con un’avvertenza: le vicende, che riguardano la nascita e l’infanzia di Gesù, non vanno lette in chiave di “storia” modernamente intesa, ma in chiave di “teologia della storia”: il credente è chiamato a scoprire in esse il senso profondo dell’agire di Dio e dell’agire dell’uomo. Matteo disegna, in poche righe, una storia della salvezza in miniatura, con il Messia che ripercorre le tappe fondamentali del cammino del suo popolo: permanenza in Egitto, esilio a Babilonia (Rama è la città in cui vennero raccolti coloro che erano destinati alla deportazione) e ritorno in patria. In questo modo, Matteo raffigura un Messia solidale con il suo popolo: con la sua sofferenza, la sua solitudine e il suo tragico destino. Grazie, però, a questa solidarietà del Messia – ed è la bella notizia del Natale – la storia acquista un senso salvifico nuovo: il cammino di Israele – che era stato segnato dal peccato e dalla morte – diventa un cammino redento, un cammino di vita. Non a caso, Matteo costella di citazioni del Primo Testamento i primi due capitoli del suo vangelo. «Ciò avvenne perché si adempisse la parola del Signore, detta per mezzo del profeta» non esprime un determinismo teistico che dirige la storia, ma la prospettiva che in tutto ciò che accade si trova un senso, una parola di salvezza, che ogni uomo e ogni donna possono scoprire. Ecco, dunque, la prospettiva che illumina la festa di oggi: le vicende di Gesù e della sua famiglia costituiscono un chiaro paradigma per tante famiglie, individui e popoli dispersi e perseguitati, lacerati nei rapporti e negli affetti, in balìa dei disegni dei potenti e dell’Erode di turno. Dio si è fatto solidale: è diventato lui stesso straniero e pellegrino, provando fame, inospitalità e rifiuto. Da questo momento, ogni uomo sa dove incontrare Dio: sulla strada dei crocifissi, che si chiamerà, però, anche strada della solidarietà e della speranza. Una speranza che rinasce là dove il popolo del Messia – a somiglianza di Maria e Giuseppe – sarà capace di accompagnare i figli che sono sulla strada e saprà farsi anch’esso straniero e pellegrino, per amore, perché a tutti sia dato un ritorno. Don Massimo Grilli