Quaresima, Cammino di Libertà e Grazia
Pubblicato giorno 27 febbraio 2026 - In home page
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Il 18 febbraio con il Mercoledì delle Ceneri è iniziata la Quaresima. È il «tempo forte» che prepara alla Pasqua, culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano. Come dice san Paolo, è «il momento favorevole» per compiere «un cammino di vera conversione» così da «affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male», si legge nell’orazione colletta all’inizio della Messa del Mercoledì delle Ceneri. Questo itinerario di quaranta giorni che conduce al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza, è un tempo di cambiamento interiore e di pentimento in cui il cristiano è chiamato a tornare a Dio con tutto il cuore. E’ un messaggio radicale, quello della Quaresima, fin dal suo rito d’ingresso: le ceneri. Nell’impatto con i modelli e i trend di vita odierni, è ancora attuale la Quaresima? Tra le distrazioni e i rumori che congestionano la società dei consumi e degli affari, delle chat a perdere, delle accelerazioni del tempo e dell’inseguimento dei record, della moltiplicazione dei talk show e del groviglio dei social network, delle trasmissioni e dei commerci no stop, dei mercati dell’evasione e dell’ebbrezza, dei desideri e delle tendenze rivendicati come diritti, viene da chiedersi: ha ancora qualcosa da dirci la Quaresima? La Quaresima: con il suo richiamo all’essenzialità, al primato dell’interiorità e dello spirito, alla cura dell’anima; con la sua forza di conversione, del silenzio, dell’ascolto, della confessione del peccato e del pentimento; con il suo appello alla temperanza, alla sobrietà, al digiuno, alla riconciliazione e alla condivisione. Possono davvero gli uomini e le donne del nostro tempo sentirsi esenti da questo messaggio, da questa pedagogia? Ritenerli superati: cose d’altri tempi, o appannaggio di soli credenti? L’ammonimento del Vangelo – «che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde o rovina se stesso» (Lc 9,25), «la propria anima» (Mc 8,36)?” – non vale forse anche per l’oggi, non ha significato per tutti? Certamente, la Quaresima ha il suo input nel Vangelo e nella fede che lo accoglie. Ma il suo contenuto è umano, profondamente umano. Così come umano è il volto del Dio biblico che prende forma in Gesù Cristo. Umano e umanizzante – «per noi uomini e per la nostra salvezza» – è il suo Vangelo, che da duemila anni feconda la nostra società e la nostra cultura. È in nome di questo umano migliore che dobbiamo ritornare allo spirito della Quaresima. Non sono poche le contraddizioni e i vicoli ciechi cui portano le ideologie della vanità e dell’effimero, Così come non sono poche le perdite di senso e di responsabilità morale. Sono perdite di umanità che degradano e avviliscono. La sapienza del Vangelo e della Chiesa – con il forte senso della realtà e della storia e, con esse, della fallibilità umana che le è proprio – offre all’uomo un tempo di conversione e di ritorno. Per quanto grande sia il potere del male che lo avvince, il potere del bene è più forte. Perché è il potere di Dio, che ha il volto del Bene. Questa forza del bene, la Chiesa la attinge alla vittoria pasquale di Cristo liberati, perdono senza essere perdonati, salvezza senza essere salvati. Per questo al centro della Quaresima c’è il vangelo della misericordia: il cuore di Dio che si china sulla miseria dell’uomo. Non siamo però solo beneficiari della grazia, destinatari di misericordia. Siamo ad un tempo soggetti. Dal dono di Dio siamo chiamati a farci dono: operatori di misericordia. La Quaresima muove il cuore a chinarsi sulle miserie altrui. Sulle “miserie fisiche”, le indigenze e le infermità, da alleviare e sanare. Sulle «miserie morali», il peccato e la colpa, da perdonare e rimettere. Sulle «miserie spirituali», l’allontanamento da Dio, da prendere su di sé, in un cammino di avvicinamento cordiale a tutti i lontani. La Quaresima è tempo di Dio per noi. Kairos della grazia: “tempo favorevole, tempo opportuno”. (di Mauro Cozzoli, tratto dal quotidiano “Avvenire”)